CASH POOLING (o TESORERIA ACCENTRATA)

In queste pagine, è possibile verificare quali sono le autorizzazioni, le licenze o i documenti necessari per iniziare le più diffuse attività imprenditoriali e a quale Ente rivolgersi.
Si può effettuare la ricerca digitando un testo libero nel campo Ricerca per parola chiave oppure cliccando dall’elenco alfabetico la lettera iniziale dell'attività che interessa.
Nel caso in cui l'attività richiesta non fosse compresa nell'elenco o si volessero maggiori approfondimenti, si suggerisce di collegarsi all'applicativo nazionale ATECO, che è disponibile anche in ComUnica Starweb e consente ricerche per  "Elenco Attività", "Ricerca Attività" o "Ricerca Normative", indicando quali documenti o caratteristiche occorre possedere prima di iniziare legittimamente l'attività; nello stesso applicativo si trova anche il corretto codice ATECO/ISTAT della attività che s’intende iniziare.

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CASH POOLING (o TESORERIA ACCENTRATA)

L’accordo di cash pooling consiste nell’accentrare in capo ad un unico soggetto giuridico la gestione delle disponibilità finanziarie di un gruppo di imprese, al fine di evitare, o comunque di limitare, le diseconomie che possano realizzarsi a seguito della coesistenza di posizioni passive in capo ad alcune società del gruppo nei confronti di istituti di credito, e di posizioni attive in capo ad altri soggetti giuridici del medesimo gruppo.

Attraverso questo particolare strumento finanziario le diverse società conferiscono mandato ad una società (c.d. pool leader) affinché gestisca la tesoreria del gruppo.

Pertanto, lo scopo perseguito dal cash pooling consiste nell’utilizzare le eccedenze di cassa di una società del gruppo per azzerare, o quanto meno limitare, l’esposizione debitoria di un’altra società del gruppo nei confronti di una Banca.

La capogruppo – la quale non si rivolge al pubblico in generale, ma unicamente alle altre imprese del medesimo gruppo - qualora eserciti l’attività di gestione di tesoreria accentrata in modo prevalente rispetto ad altre differenti attività eventualmente compiute, avrà l’obbligo di iscrizione nella sezione speciale dell’elenco generale di cui all’art. 113 d. lgs. 385/93 (Testo Unico Bancario). Tale disposizione normativa stabilisce che l'esercizio in via prevalente, non nei confronti del pubblico, delle attività indicate nell'art. 106, comma 1 - il quale difatti si riferisce ad attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi - è riservato ai soggetti iscritti in una apposita sezione dell'elenco generale tenuto dall’U.I.C. e di cui al precedente art. 106.

Al fine di evitare criteri di valutazione meramente soggettivi tesi a valutare l’esistenza del carattere di prevalenza, il Ministro del Tesoro è intervenuto con Decreto datato 06 luglio 1994 definendo il concetto di prevalenza.

In particolare all’art. 1 il decreto in esame sancisce l’obbligo all’iscrizione in una apposita sezione dell’elenco generale tenuto dal Ministro del Tesoro, in capo ai soggetti che esercitano non nei confronti del pubblico, in via esclusiva una o più delle attività di cui all’art. 106 del Testo Unico Bancario. Il secondo comma del medesimo articolo impone l’obbligo di iscrizione anche ai soggetti che esercitano dette attività, non nei confronti del pubblico, in via prevalente. La verifica di tale condizione va effettuata mediante la comparazione delle citate attività con quelle di natura diversa – industriale, commerciale o di servizi – esercitate dal medesimo soggetto.

L’esercizio in via prevalente, non nei confronti del pubblico, di una o più delle attività finanziarie di cui all’art. 106 Testo Unico Bancario, sussiste quando in base ai dati dei bilanci approvati relativi agli ultimi due esercizi chiusi, ricorrono entrambi i seguenti presupposti:
a) l’ammontare complessivo degli elementi dell’attivo di natura finanziaria di cui alle anzidette attività, unitariamente considerate – inclusi gli impegni ad erogare fondi e le garanzie rilasciate – sia superiore al 50% del totale dell’attivo patrimoniale, inclusi gli impegni ad erogare fondi e le garanzie rilasciate;
b) l’ammontare complessivo dei proventi prodotti dagli elementi dell’attivo di cui alla predetta lettera a), dei profitti derivanti da operazioni di intermediazioni su valute e delle commissioni attive percepite sulla prestazione dei servizi richiamati dall’art. 106 Testo Unico Bancario, sia superiore al 50% dei proventi complessivi.

E ancora, al fine della verifica della condizione di prevalenza, l’art. 3 del decreto ministeriale in esame precisa che all’ammontare complessivo degli elementi dell’attivo del bilancio di esercizio di cui al punto a) e ai relativi proventi di cui al punto b), vanno sommati l’ammontare delle attività strumentali rispetto a quelle finanziarie di cui all’art. 106 e l’ammontare delle attività diverse, ma pur sempre funzionali e correlate a quelle finanziarie.

L’art. 113 comma 2 d. lgs. 385/93 impone poi l’applicazione ai soggetti di cui al comma 1 dei requisiti di onorabilità di cui al precedente art. 108, il quale attribuisce al Ministro del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'U.I.C., il compito di determinare con regolamento i requisiti di onorabilità dei partecipanti al capitale degli intermediari finanziari.

[ultimo aggiornamento: 29-11-2004]